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Make-up su Instagram: l'intervista a due influencer

Tempo di lettura stimato: 4 minuti
 

Giulia Cova ed Erikioba sono due nomi ormai molto noti su YouTube dove dispensano tutorial e consigli sul make-up. Entrambe truccatrici di professione, si sono incontrate in occasione di un evento dedicato alle differenze fra il trucco fashion, quello che vediamo sulle passerelle, e il make-up di tendenza su Instagram.

Noi le abbiamo incontrate e intervistate per capire meglio il rapporto tra il make-up e il mondo dei social: leggi l'intervista in esclusiva!

make up instagram

Come definireste il trucco “stile instagram” rispetto a quello pensato per gli editoriali e per il mondo della moda? Quali sono le differenze?

Giulia: Il trucco Instagram Style somiglia molto di più a un make-up fotografico televisivo che a un trucco moda nel senso stretto del termine. Prevede l’uso di molto prodotto, la creazione di vere e proprie bande di luce e di ombre: è tutto molto accentuato. Invece, nel trucco editoriale spesso si punta più sul naturale, su quello che oggi definiamo nude beauty, che prevede l’utilizzo di tanti prodotti ma per celebrare una bellezza dove a essere protagonista è il soggetto, non il trucco. Al contrario, su Instagram il protagonista è il prodotto, non chi lo indossa.

Erika: L’idea di make-up vista su Instagram e su Youtube è molto diversa rispetto allo studio del trucco come professione. Il percorso per diventare truccatrice non è lo stesso per diventare beauty creator. Quest’ultima crea contenuti per i social ma non è necessariamente una truccatrice. Il lavoro di truccatore richiede esercizio e pratica. Ovviamente nulla vieta che le due professioni coesistano nella stessa persona.

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Trucco sui social: quanto è realmente creatività ed estro e quanto è invece un mezzo per farsi notare?

G: Instagram nasce come piattaforma di divulgazione, motivo per cui ovviamente chi faceva il tutorialist ci teneva a dare sfoggio delle proprie qualità artistiche. Negli anni, la piattaforma è cresciuta moltissimo ed è diventata uno strumento lavorativo a tutti gli effetti, per cui si è perso un po’ quel condividere per passione perché è subentrata la necessità di cercare temi che fossero di appeal per generare poi un fatturato. Credo, e me ne dispiace, si sia un po’ persa la relazione tra artistry e voglia di condivisione, a cui si è aggiunta, soprattutto negli ultimi due anni, la speranza di generarne un profitto.

E: Non credo che questa passione possa essere slegata dall’estro, quindi dubito sia un modo per farsi notare. La vanità poi, è una cosa normale.

Da docente quali sono le domande più frequenti su questo tema?

G: Rispetto ad anni fa, dove le richieste erano «come si fa lo smokey» o «che cosa è un primer», oggi l’utente finale è molto più informata, anche grazie ai social, perciò le domande sono molto più impostate sulla qualità e sul come scegliere un prodotto. Non ci si chiede cosa sia un primer, ma qual è quello più giusto da acquistare affinché il trucco resista anche ai 40 gradi estivi. Inoltre, mi viene spesso chiesto come poter intraprendere la carriera di make-up artist e come poter lavorare da truccatore sui social, perché si tende a fare divisione, errata a mio parere, tra le due figure.

E: Vengono fatte per lo più domande molto personali, cui spiego che è difficile rispondere e che chi lo fa è certamente poco professionale. Già è complicato dal vivo, figuriamoci da una foto, spesso scattata in condizioni non ottimali. In accademia, invece, le allieve fanno più domande di tipo pratico.

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Nell’approccio coi truccatori e con il loro lavoro, quanto incidono le mode del Web sulle richieste delle clienti?

G: Un tempo si portavano le copertine delle riviste, oggi portano le foto delle influencer. Sarebbe meglio se fosse tutto meno post prodotto, di modo che il cliente finale possa avere una percezione reale del make-up e una aspettativa realistica.

E: Moltissimo: capita spesso con le spose portino foto di make up molto elaborati anche se non sono solite truccarsi molto. In questi casi, non è facile accontentare la cliente tenendo fede alla sua personalità, perché non si senta a disagio. Per quanto riguarda gli editoriali ci si confronta solo col fotografo, quindi è più semplice.

Gli influencer determinano le tendenze suoi social? E quali sono le tendenze del momento?

G: Prendiamo, per esempio, ClioMakeUp, che in Italia è stata la prima: ricordo che io stessa, quando lei parlò di primer, andai a cercarne uno. Portò nel colloquiale comune, termini che prima erano riservati alla sfera professionale, e negli anni a venire anche altri colleghi hanno fatto lo stesso. Tecniche come lo strobing, il contouring e il baking prima erano di solo uso e conoscenza professionale mentre oggi sono di uso comune. Da qui si sono diramate le tendenze, coinvolgendo influencer, utenti e brand. E credo che il discorso si estenda anche ad altri settori, come la moda o i viaggi.

E: I beauty influencer sono molto "influenti"; basti pensare a tutto quello che è accaduto dopo ClioMakeUp o alla rivoluzione di Loretta Grace per l’inclusività. Impossibile riassumere tutte le tendenze, ma siamo certamente alla ricerca di look americani, quantomeno per curiosità. Poi c’è una piccola fetta di mercato che compra per passione e per collezionismo.

Grazie a Giulia ed Erika per il contributo.